Una questione molto importante, quando si parla di fotovoltaico con accumulo, è quella relativa all’inverter. In particolare, nel caso dei sistemi connessi alla rete pubblica, questo componente è necessario al fine di convertire l’energia elettrica sotto forma di corrente continua prodotta dal modulo fotovoltaico, in corrente alternata che può essere immessa direttamente nella rete elettrica.

A rendere possibile tutto ciò estendendo la funzione base di un inverter generico è l’impiego di sistemi di controllo software e hardware tali da consentire l’estrazione dai pannelli solari della massima potenza disponibile, a prescindere dalle condizioni meteorologiche.

La funzione in questione prende il nome di MPPT, acronimo di Maximum Power Point Tracker e serve a individuare un punto di lavoro ottimale, detto Maximum Power Point, in cui diventa possibile estrarre la massima potenza disponibile.

Questo punto varia però in continuazione proprio in funzione del livello di radiazione solare che va a colpire la superficie delle celle. L’inverter fotovoltaico in grado di agganciarsi a questo punto, riuscirà a ottenere sempre la massima potenza disponibile in qualsiasi condizione.

Tra quello che riesce a operare al meglio e i modelli che invece sono difettosi in tal senso, lo scarto in termini di prestazione può addirittura arrivare al 10%.

Già questa premessa fa capire con dovizia di particolari l’importanza dell’inverter nel processo di produzione dell’energia elettrica con un impianto fotovoltaico. A conferma del fatto che proprio l’evoluzione tecnologica è in fondo una delle carte più preziose a disposizione del fotovoltaico per diventare sempre più concorrenziale, anche a livello economico, nei confronti dell’energia derivata da fonti fossili.

Quando si parla di fotovoltaico con accumulo, si sente spesso chiedere se sia meglio un inverter trifase o monofase. Si tratta però di una domanda mal posta. Andiamo a vedere il perché.

Cosa occorre sapere sul fotovoltaico con accumulo e l’inverter  trifase

Gli inverter per sistemi fotovoltaici sono essenzialmente di due tipologie:

1) gli inverter monofase, destinati agli usi civili;

2) gli inverter trifase,  adatti prevalentemente per usi industriali.

Negli impianti fotovoltaici è la potenza installata a determinare la necessità di avere un inverter monofase o trifase. In linea di massima, la connessione avviene in bassa tensione (BT) monofase per tutte le potenze nominali d’impianto inferiori a 6 kW, in BT trifase fino a una potenza di 50 kW, mentre per le potenze superiori a 75 kW gli impianti sono di solito allacciati in media tensione (MT) grazie all’interposizione di un trasformatore.

Fotovoltaico con accumulo, meglio monofase o trifase? Attualmente, però, sono presenti inverter fotovoltaici trifase anche con potenze inferiori ai 6 kWp e addirittura, nel caso si renda necessario, ove si voglia un impianto con accumulo trifase è possibile sempre installare tre inverter oppure scegliere inverter di piccola potenza, ma sempre trifase.

Per gli impianti fotovoltaici con accumulo da installare su contatori fino a 3 kWh, è possibile scegliere inverter monofase solo per potenze installate fino a 6 kWp (o comunque con differenze di potenza mai superiori a 3 kWp), in quanto i gestori elettrici consentono sfasamenti soltanto sino a differenze di potenza da 3 kW, mentre per gli impianti con potenze nominali superiori od uguali a 6 kWp si rende obbligatorio installare uno o più inverter trifase.

Nel caso in cui si decida di installare un impianto fotovoltaico con accumulo trifase sopra a tre kWp è poi obbligatorio mettere in preventivo l’installazione della cosiddetta “protezione di interfaccia esterna”. Si tratta in pratica di un insieme di relè grazie ai quali diventa possibile distaccare automaticamente l’impianto dalla rete nel caso in cui non siano rispettate determinate caratteristiche della frequenza e ddp della rete stessa. La protezione di interfaccia è a sua volta delegata ad un teleruttore e ad un gruppo di continuità.

Tutti gli impianti con accumulo sopra ai 6 kWp, a partire dal 2014, devono essere muniti della protezione di interfaccia esterna.

I sistemi di accumulo sono la nuova frontiera del fotovoltaico

Dopo la fine del Conto Energia, molti osservatori esterni si sono pronunciati per una rapida crisi del fotovoltaico, non solo in Italia. Un pronostico presto smentito grazie ad una serie di fattori che hanno invece sospinto le vele dell’energia solare.

A partire proprio dalle tante scoperte fatte nei laboratori di mezzo mondo, tali da aumentare non solo la durata, ma anche le prestazioni dei componenti, ponendo le basi per l’avvicinamento del cosiddetto grid parity, ovvero del momento in cui l’energia elettrica prodotta a partire da fonti di energia alternative avrà lo stesso prezzo dell’energia tradizionale prodotta tramite fonti di energia tradizionali, ovvero le fonti fossili.

In questo contesto proprio i Sistemi di Accumulo (SdA) potrebbero avere una funzione molto rilevante, esaltando al massimo l’importanza dell’autoconsumo. Come è ormai noto, infatti, la convenienza del fotovoltaico dipende proprio dalla quantità di energia prodotta che viene autoconsumata all’interno dell’abitazione.

Un impianto dotato di batteria può dare luogo ad un autoconsumo tale da attestarsi alla quota dell’80%, contro il 20% che caratterizza i sistemi che ne siano sprovvisti.

Mixando questo dato alla mancanza di convenienza delle tariffe predisposte dal GSE per lo scambio sul posto, si può facilmente capire i motivi che spingono a puntare con sempre maggior forza sullo stoccaggio del surplus di energia prodotta e non consumata all’istante, più che sulla sua cessione.

I vantaggi in termini di risparmio sulla bolletta energetica consentiti dai sistemi di accumulo, vanno poi a saldarsi con quelli permessi da una legislazione che punta ormai con grande forza sulla leva fiscale.

Come accade appunto in Italia con le detrazioni fiscali concesse a livello statale verso chi decide di montare i pannelli fotovoltaici sul tetto della propria abitazione.

Detrazioni anche per il 2017 confermate al livello del 50% con la Legge di Stabilità, grazie alle quali si può in pratica detrarre le spese sostenute dalla propria dichiarazione dei redditi nel successivo decennio, tramite rate annuali di pari importo.

Una opportunità che ha in pratica trasformato quella che originariamente era una spesa in un vero e proprio investimento. Per salvaguardare il quale, occorre però predisporre le migliori condizioni tecniche possibili, in modo da ottimizzare il processo produttivo dell’energia e il suo impiego.



Una questione molto importante, quando si parla di fotovoltaico con accumulo, è quella relativa all’inverter. In particolare, nel caso dei sistemi connessi alla rete pubblica, questo componente è necessario al fine di convertire l’energia elettrica sotto forma di corrente continua prodotta dal modulo fotovoltaico, in corrente alternata che può essere…

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Buon articolo sul fotovoltaico con accumulo

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