I sistemi di accumulo per il fotovoltaico rappresentano una preziosa opportunità per poter massimizzare le resa dell’impianto. Proprio grazie ad essi, infatti, è possibile sfruttare al massimo l’autoconsumo, senza doversi piegare alla logica dello scambio sul posto, che con le sue tariffe squilibrate a favore del GSE risulta penalizzante per gli utenti.

A tal proposito molti di coloro che hanno optato per l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione si fanno una domanda ben precisa:  può essere possibile l’installazione di appositi sistemi di accumulo su impianti a sfruttamento energetico solare che siano però già stati ammessi al programma di incentivi previsto?

Purtroppo, a escludere del tutto questa ipotesi è la normativa sull’accumulo fotovoltaico, come del resto ha inteso precisare il GSE con una serie di indicazioni assolutamente chiare.

Ai fini di una corretta erogazione degli incentivi previsti, non può essere in alcun caso permessa alcuna variazione relativa alla configurazione dell’impianto fotovoltaico esistente, quindi neanche quelle che potrebbero portare ad una modifica dei flussi energetici di produzione e di immissione in rete dell’impianto.

Una indicazione che occorre tenere nel debito conto, ove non si voglia aprire la strada a contenziosi tali da comportare penalizzazioni di estremo rilievo. Va infatti sottolineato come la trasgressione delle indicazioni dettate dal GSE, verificata in seguito a ispezioni tese all’accertamento di eventuali anomalie, può spingere l’autorità procederà all’applicazione di pesanti ingiunzioni, sanzioni e disposizioni di legge in merito. Tra di esse, vanno in particolare ricordati:

1) il recupero delle somme erogate in precedenza;

2) la decadenza di ogni diritto agli incentivi, ovvero a quelli accordati dal Conto Energia o dalle detrazioni fiscali.

Insomma, il GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, è assolutamente chiaro in merito: una eventuale modifica relativa alla configurazione degli impianti non è permessa ove si intenda ancora usufruire delle tariffe incentivanti.

Un tema sul quale continua a regnare la confusione

La normativa sull’accumulo fotovoltaico continua ad essere abbastanza sconosciuta nel nostro Paese, anche perché le batterie per lo storage sono arrivate ad avere una buona diffusione soltanto negli ultimi tempi, approfittando del calo dei prezzi. Occorre però cercare di fare molta attenzione, in quanto un errore in questo campo può trasformarsi in un vero e proprio autogoal, arrivando a far perdere il diritto agli incentivi, con un danno economico di larga portata.

In quali casi si può installare un sistema di accumulo (SdA) su un impianto fotovoltaico esistente, senza perdere gli incentivi? La confusione che regna al riguardo è alimentata anche da coloro che vorrebbero utilizzare un gruppo di continuità UPS  (Uninterruptible Power Supply) come se si trattasse di un Sistema di Accumulo.

fotovoltaico ad accumuloA cercare d diradare le nebbie in questo particolare ambito è stato di recente il presidente della commissione tecnica del gruppo sistemi di accumulo/ANIE Energia, Fabio Zanellini, il quale ha ricordato come prima cosa il fatto che la fattispecie in questione sia quella  rappresentata dagli impianti collegati alle reti di distribuzione in bassa o media tensione, a partire dal classico impianto fotovoltaico su tetto da 3 kW di picco.

Proprio gli impianti in questione,  infatti, possono essere abbinati a un dispositivo di storage elettrico con il preciso fine di incrementare la percentuale di autoconsumo mantenendo gli incentivi. Con una sola eccezione, rappresentata da quelli la cui potenza inferiore sia a 20 kWp e che sono oggetto di regolamentazione ad opera dal primo Conto Energia.

Proprio a livello normativo, l’utente che abbia già provveduto ad installare i pannelli fotovoltaici e intenda integrarli con un sistema di storage, dopo una prima serie di valutazioni economiche deve compiere alcuni passi fondamentali.

A partire dalla scelta di un sistema conforme alle norme di connessione, che sono la CEI 0-21 per gli impianti in bassa tensione e la CEI 0-16 per quelli in media tensione.

Proprio la presenza di queste norme permette al tecnico installatore di avere in mano tutti gli strumenti necessari al fine di svolgere correttamente il proprio lavoro, anche grazie all’integrazione con le delibere 574/2014 e 642/2014 dell’Autorità per l’Energia e le regole tecniche pubblicate in seguito dal GSE.

Il secondo passo, deve poi  vedere l’utente formalizzare la modifica del suo impianto presso il gestore di rete e il GSE, mediante una nuova richiesta di connessione tesa a inserire il sistema di accumulo, il quale deve essere conforme alle norme CEI.

Quali sono i requisiti obbligatori?

Per quanto riguarda gli impianti connessi in bassa tensione, basta la dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dal costruttore, che deve estendersi a tutti i componenti, ovvero inverter, batteria, sistema di controllo e non limitarsi solo a qualcuno di loro. Nel caso degli impianti in media tensione, la norma CEI 0-16 provvede ad indicare le prove cui sottoporre un Sistema di Accumulo, al fine di ottenere la certificazione di un organismo accreditato, da aggiungere alla dichiarazione del costruttore.

SdA e UPS: quali sono le differenze

L’ultimo punto da esaminare, in ordine alla normativa sull’accumulo fotovoltaico, è quello relativo alla persistente confusione tra SdA e UPS. Tale da spingere alcuni a sostenere che alcune configurazioni di UPS possono fungere da SdA, senza alcuna necessità di richiedere le autorizzazioni previste e possedere le certificazioni necessarie. Una interpretazione che non ha alcun motivo di esistere in quanto smontata recentemente da una FAQ del CEI.

Se è vero, che i due apparati condividono una buona parte delle apparecchiature, allo stesso tempo le funzioni sono chiaramente distinte. Il gruppo di continuità è ideato al fine di funzionare solamente in condizioni di emergenza,  quindi poche volte l’anno e per pochi minuti, quelli necessari  per poter risolvere il problema che ha portato all’interruzione della fornitura elettrica. Il Sistema di Accumulo, invece, viene concepito per funzionare continuativamente in parallelo alla rete di distribuzione. La sua entrata in funzione non viene a dipendere da un guasto o da un’emergenza, ma viene decisa dall’utente in base alle sue specifiche esigenze. Proprio per questo motivo, non possono esistere fraintendimenti e l’installazione di un UPS utilizzato alla stregua di un SdA non può essere ammessa in quanto non è conforme alla normativa vigente.



I sistemi di accumulo per il fotovoltaico rappresentano una preziosa opportunità per poter massimizzare le resa dell’impianto. Proprio grazie ad essi, infatti, è possibile sfruttare al massimo l’autoconsumo, senza doversi piegare alla logica dello scambio sul posto, che con le sue tariffe squilibrate a favore del GSE risulta penalizzante per…

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Buon articolo sul fotovoltaico ad accumulo

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